18 maggio 1924

La Coppa della Perugina nei quattro anni che si corre, dal 1924 al 1927, rappresenta una splendida avventura per Perugia, per l’Azienda dolciaria che vi lega il proprio nome, per i piloti che vi gareggiano, per la gente che numerosa accorre sul tracciato e per la storia dello sport automobilistico. Il rincorrersi delle auto nella piena velocità è un momento magico e uno splendido test che serve per misurare il coraggio, l’ardore, la temerarietà dei piloti e la resistenza dei mezzi meccanici.

La preparazione della gara è gestita dal Consiglio Direttivo dell’AutoMoto Club che dopo avere chiesto alla Società Anonima Perugina un contributo per la realizzazione della prima corsa in salita della Pontefelcino-Mengara, propone a Giovanni Buitoni, Amministratore Delegato dell’Azienda e comonente della Sezione AutoMoto Club, di partecipare all’impegno economico di questa nuova gara. Il giovane industriale riconoscendo nelle corse d’auto un valido mezzo pubblicitario capace di portare  una ventata di novità nella città, oltre un investimento per la propria Azienda, trovando la condivisione dei componenti del Consiglio dell’AutoMoto-Club, propone che questa abbia la denominazione di “Coppa della Perugina”.

Il tracciato è quello già utilizzata dall’AutoMoto Club per il Circuito motociclistico che, partendo da Piano di Massiano poco dopo l’inizio del lungo rettilineo in salita, collega in senso orario le località di Madonna Alta e Centova, per poi arrivare a Strozzacapponi, a San Sisto, Olmo e Ferro di Cavallo in un alternarsi di curve repentine, qualche tornante, lunghi rettilinei, una salita ed una ripida discesa; una miscellanea racchiusa in 16,400km di polverosa strada.

La prima edizione che viene disputata senza validità, titolo particolarmente a cuore al Presidente Giovanni Buitoni, rimane alla storia con la data del 18 maggio 1924 e vede schierati 29 concorrenti. Tra questi figurano Giovanni Bonmartini, Max Lancellotti, entrambi alla guida delle scoppiettanti Salmson di 1100 cc, Roberto Caruso su Chiribiri, Ciriaci su OM ufficiale, Domenico Antonelli sulla francese Bugatti, Presenti su Alfa Romeo, Vasco Sbraci con una Diatto, il sanfelicianese Anselmo Cesaroni su una bianca Steyr. A questi si aggiungono Corrado Lotti, i fiorentini Giulio Masetti, con una Bugatti 22/33 ed Emilio Materassi alla guida di una Itala Special sulla quale ha installato un quarto di motore d’aereo Ispano-Suiza.
La gara non è solo una festa di sport, preannunciata alla gente sul percorso con lo sparo di un colpo di cannone, ma anche una manifestazione che riesce ad avere un forte richiamo mondano e turistico non solo a Perugia.
Ogni anno, oltre alle numerosissime nobildonne che colgono l’irripetibile occasione per sfoggiare sulle tribune i vestiti all’ultima moda, appositamente ordinati a Parigi, una folla impressionante, immersa nel verde della campagna perugina, fa da splendida cornice alle auto in corsa.

Dal momento del via, la gara è un susseguirsi di emozioni sottili. Accese lotte, ruota a ruota, nel lungo rettilineo di S. Sisto esaltano il piacere della velocità. Lo spettacolo più inebriante è vissuto nelle  repentine curve di Centova, di Strozzacapponi e di Ferro di Cavallo, dove la gente assapora il gusto dei sorpassi brucianti e delle sbandate più o meno controllate. La folla si esalta nell’osservare le energie spese dai piloti per tenere in strada auto dalle sospensioni approssimate, dai freni sregolati e dalle gomme che, non certamente all’altezza, costringono i più fortunati a fermarsi ai box mediamente quattro volte nel corso della gara.

Il primo pilota che riesce ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione è Emilio Materassi. Il pilota toscano, che fa fermare i cronometri sul tempo di 2h 46′ 27″3/5, sporco di fuliggine dei motori unita alla polvere della strada, transita sotto lo striscione dell’arrivo dopo aver guidato i quindici convulsi giri ad una media di 88,675 km/h.

Dopo l’arrivo dei primi quattro piloti la gente, trascinata dall’entusiasmo di andare a sfiorare le impolverate carrozzerie e vedere da vicino gli attori dello spettacolo vissuto, invade la strada impedendo ai rimanenti dieci concorrenti, ancora in lotta sul tormentato percorso, di assaporare il gusto di tagliare il traguardo di quella massacrante corsa segnata dal cinquanta per cento dei ritiri, ultimo dei quali è quello della SPA di Marsengo Bastia Filippo avvenuto, poco prima della curva di Ferro di Cavallo, al termine del penultimo giro.

Nel pomeriggio il vincitore, oltre alle 10.000lire dovute per la vittoria, riceve quale premio l’artistica e slanciata Coppa che negli anni diventerà il simbolo di una corsa e della gratitudine di una città al coraggio dell’uomo.